A Samoter c'erano davvero tantissime macchine e anche qualche curiosa sorpresa!!!!

Samoter 2017: aria nuova?


Testo di Silvano Lova


200 metri quadri di stand con tante novità per chi ha visitato goWEM! a Samoter!

200 metri quadri di stand con tante novità per chi ha visitato goWEM! a Samoter!

Samoter è stato, prima dell’apertura, uno degli argomenti più discussi nel settore (a parte ovviamente la crisi); il mondo dei produttori delle macchine si è sostanzialmente diviso in due tra chi sosteneva che la fiera non fosse più in grado di rappresentare un mercato cambiato e chi intendeva ancora concedere agli organizzatori un’apertura di credito, con la convinzione che, rispetto alla terrificante edizione del 2014, si potesse fare meglio.

Dobbiamo anche dire che, come goWEM!, le nostre perplessità erano davvero molte e che, in redazione, si è discusso molto della possibilità o meno di partecipare; dopo aver parlato con gli organizzatori (i ragazzi sul fronte hanno fatto davvero miracoli, accettando una sfida da “dentro o fuori” che non tutti avrebbero avuto il fegato di affrontare) ci siamo convinti e, coerenti con il nostro stile, abbiamo investito sull’evento, andandoci con uno stand in “stile goWEM!”.

200 metri quadri e non i classici 20 delle riviste tecniche, pieni di colore e passione (se volete questo è il link al nostro video), con la volontà di parlare con i nostri lettori. Chi ci ha visitato sa che è stato un successo, così come è stato, dal nostro punto di vista di esperti del segmento (e di Samoter ne abbiamo visti tanti) e degli espositori, anche Samoter.

Ci schieriamo quindi ora dalla parte di chi sostiene che quella dell’edizione 2017 è stata una scommessa vinta, grazie al lavoro degli organizzatori (che hanno imparato finalmente ad ascoltare gli espositori e non solo a spremerli), non solo per i numeri sugli accessi in fiera, ma anche per il “clima” che si respirava tra operatori e espositori.

Se avete voglia di leggerci, vorrei spiegarvi meglio le ragioni che ci danno di che sperare per il 2020 (tra l’altro anche un bel numero) senza trascurare le zone d’ombra e le criticità più vaste del nostro sistema paese.



Spira un vento nuovo

Prima di entrare nel “tecnico” partiamo da un fattore fondamentale; per la prima volta da anni (anche da prima dell’edizione del 2011) nei padiglioni della fiera si sentiva un energia diversa; cerchiamo di spiegarci meglio: rispetto all’edizione del 2014 (percorsa dall’incertezza e dalla paura) e anche a quella del 2011 (in cui la crisi si faceva già pesantemente sentire) in questa edizione sia i visitatori sia gli espositori hanno dimostrato un approccio nuovo.

Gli espositori che hanno scelto di “fare il Samoterlo hanno fatto con uno spirito positivo, nella volontà di dimostrare che il sistema Italia, almeno nel comparto della meccanizzazione del cantiere, c’è, è vitale, ha idee e energie da spendere ed è a disposizione dei visitatori che hanno deciso di spendere una giornata del loro prezioso tempo in fiera.

Non si tratta quindi di una presenza all’insegna del “ci dobbiamo essere” (vedi edizione 2011) o del “ci siamo, ma meno spendiamo meglio è” (edizione 2014), ma piuttosto di una convinzione maturata con attenta riflessione che, in una frase, potremmo definire “ci siamo, nonostante tutto e vogliamo ripartire, di nuovo, con i nostri clienti”.

Ed ecco, quindi, cambiata anche la logica degli stand, pieni di macchine all’inverosimile e con davvero molte anteprime di livello mondiale. Due fattori per nulla scontati: il primo anche giustificabile dal punto di vista psicologico; si portano tante macchine, forse anche di più di quelle che sarebbe lecito per uno stand ben organizzato (in alcuni si faceva fatica a spostarsi tra un mezzo e l’altro), proprio per scacciare le paure e “buttare il cuore oltre l’ostacolo.

Il secondo, molto importante se analizzato dal punto di vista di chi conosce le realtà produttive internazionali: riuscire a portare tante anteprime in Italia è un successo davvero eclatante, dovuto  allo sforzo delle sedi, delle filiali e degli importatori italiani, che hanno convinto le sedi europee e le case madri che l’Italia è un mercato importante che merita attenzione (e, credeteci, l’aria che tira non è esattamente di quelle che semplificano il lavoro in questo senso).

Abbiamo poi accennato ai clienti, dei numeri parleremo tra poco; qui ci interessa sottolineare l’approccio alla fiera. Questo è stato del tutto positivo, Samoter era pieno di professionisti (imprenditori e operatori), appassionati e con la voglia di vedere che cosa il mercato poteva offrire. Di nuovo, per la prima volta c’erano idee, voglia di fare e meno paura per il futuro. I clienti sono venuti in fiera non per lamentarsi della mancanza di lavoro (come nel 2014) o per essere rassicurati (edizione 2011), ma per trovare partner con cui confrontarsi.

Un settore che ha ripreso a marciare, così vediamo il nostro comparto oggi.



85.000 vi sembran pochi?

Come i ben informati fra voi lettori sapranno, per la prima volta Samoter si è tenuto in corrispondenza con Transpotec (trasporto in generale) e Asphaltica (settore stradale); si poteva entrare in fiera con un unico biglietto e muoversi liberamente fra le manifestazioni. Riteniamo questa scelta fondamentale, non tanto in un’ottica di semplici numeri, quanto in un messaggio di unità tra settori che, da sempre, sono strettamente legati sia dal punto di vista imprenditoriale sia anche da quello “passionale” (l’amore per i motori non fa distinzioni fra un camion, un escavatore o una finitrice).

Detto questo, passiamo ai numeri: Fiera di Verona ha dichiarato che, nei quattro giorni di fiera (non c’era la domenica) sono passati dai tornelli oltre 85.000 visitatori. Numeri in calo rispetto alle edizioni fino al 2011 certo, ma numeri che ci sentiamo di dire (dopo aver vissuto la fiera in lungo e in largo) ampiamente positivi, soprattutto perché, finalmente, la manifestazione era “student free (ci perdonino i ragazzi che sicuramente sono il domani, ma per ora non comprano e hanno la brutta abitudine di fregarsi i gadget).

Battute a parte, gli 85.000 di oggi hanno una qualità molto maggiore dei 100.000 di qualche anno fa; far terminare la manifestazione di sabato ha, certo, escluso qualche operatore interessato, ma ha fatto fare un importantissimo passo a Samoter nella direzione della manifestazione per specialisti, allontanandola dal rischiosissimo modello della “fiera campionaria” tutta passeggini e merendine che, certo, fa numeri più importanti (anche se non è neanche più vero), ma è il terrore di ogni espositore che investe soldi negli stand.

E poi un altro fattore; l’apertura internazionale annunciata da Samoter in tanti incontri preparatori (e di cui, ci scuseranno gli amici della fiera, dubitavamo parecchio) si è sentita. Magari non in maniera pesante come accade ormai da anni a Bauma (l’unica vera fiera internazionale oggi al mondo), ma la percezione che qualcosa è cambiato c’è stata soprattutto il mercoledì. Lo hanno sostenuto  molti espositori e possiamo direttamente confermalo anche noi: il primo giorno ci sono state davvero molte registrazioni di imprenditori internazionali, soprattutto dal Nord Africa, dall’Iran (Paese Ospite) e dal Medio Oriente. Ovvio parliamo ancora di numeri ridotti rispetto ai nostri cugini teutonici, ma l’inversione di tendenza c’è stata e anche questo non è poco…



E come non fotografare lo stupendo escavatore ibrido HB365 serie tre di Komatsu

E come non fotografare lo stupendo escavatore ibrido HB365 serie tre di Komatsu

Ci sono facce nuove in città

Altro aspetto fondamentale da sottolineare in questa edizione di Samoter; quella del 2017 è stata per la prima volta da anni, un’edizione con tante “facce” nuove. A Verona hanno esposto alcune Case internazionali che non erano presenti in Italia, alcune erano debutti assoluti altre graditi ritorni (sotto vesti nuove).

Chi è venuto in fiera è potuto salire per la prima volta sugli escavatori della turca Hidromek che sta facendo molto bene in altre aree d’Europa e ora arriva in Italia, desiderosa, come ci hanno detto sullo stand, di far apprezzare la propria gamma di macchine. Tra l’altro Hidromek ha portato la sua nuovissima pala gommata HMK 640 WL, bestione da ventisei tonnellate di peso operativo per quattro metri e mezzo di benna con doppio cinematismo a Z e motore MTU Mercedes da 238 kW.

Cambiamo padiglione ed ecco un graditissimo ritorno; il blu Kobelco occupava un bel pezzo di padiglione 4; i giapponesi, che tornano in Italia dopo l’esperienza con Fiat, sono arrivati a Samoter belli agguerriti (come ci conferma anche il responsabile di mercato Marco Ferroni) e hanno portato, giusto per gradire, una anteprima europea, l’escavatore cingolato SK180-10 (escavatore cingolato da 18,8 tonnellate, con carro stretto). E poi, sul grande stand di escavatori (specialità della Casa) ce n’erano moltissimi a partire dall’ED160 Blade Runner, graditissimo ritorno (sotto il marchio che l’ha progettato) di una macchina davvero tanto amata dagli italiani.

Terzo arrivo, anche se in questo caso sotto la forma (almeno all’inizio) dell’acquisizione: a Samoter 2017 c’era Kato, marchio giapponese numero 1 al mondo nelle gru cingolate, che ha appena acquisito il ramo construction di IHI e che in fiera si è presentato con la nuova joint venture con Imer. Anche qui le macchine erano davvero tante, soprattutto nella gamma ex Ihimer (ma anche dal punto di vista degli escavatori e delle gru cingolate arriveranno certamente interessanti sorprese in futuro). Diverse le anteprime mondiali, soprattutto negli skid con la presentazione di tre nuovi modelli (l’AS20,l’AS25 e l’AS28) che, di fatto raddoppiano la gamma KatoImer in questo segmento.

E fin qui le presenze completamente nuove; a queste si affianca un altro botto importante sullo stand di Yanmar che ha portato per la prima volta al mondo in fiera gli escavatori gommati con i colori Yanmar (ce n’erano tre) frutto della recente acquisizione del marchio Schaeff da Terex. In Yanmar hanno fatto miracoli per portarli a Verona, dato che l’acquisizione è davvero molto recente.

Infine ricordiamo una serie di anteprime assolute, sapendo per certo che ci dimenticheremo qualcuno: Case Construction Equipment ha portato i suoi nuovissimi miniescavatori (frutto dell’accordo di cosviluppo con Hyundai) e le nuove pale gommate della serie G, Komatsu due mini in anteprima mondiale (il PC35MR e il PC55MR, entrambi serie 5) e il bellissimo escavatore cingolato ibrido HB385 serie 3, Doosan due nuovi mini (il DX10 e il DX17), due nuovi compatti anche per Kubota (il KX027-4 e il KX042-4), una pala gommata (la HL975) e un mini (R30Z-9AK) per Hyundai.

Insomma chi è venuto si è divertito, le macchine non sono certo mancate, anche se una serie di produttore importanti ha deciso (per le ragioni più varie) di non partecipare alla fiera.


Il Samoter che verrà

Oltre ai mini, Case ha presentato a Samoter 2017 anche due delle sue nuove pale gommate serie G, la 1121G e la 721G

Oltre ai mini, Case ha presentato a Samoter 2017 anche due delle sue nuove pale gommate serie G, la 1121G e la 721G

Proprio da qui (dalle assenze) vogliamo partire per capire come potrebbe essere l’edizione 2020. Una serie di Case hanno deciso di non partecipare alla fiera, alcune nella convinzione che l’Ente fiera dovesse dimostrare di aver superato gli errori del passato, altre preferendo altri strumenti di comunicazione, altre, infine, ritenendo gli investimenti troppo onerosi per quello che il sistema Paese può generare in fatto di venduto.

Sono tutte considerazioni comprensibili e condivisibili, dato che ogni Casa (almeno le più importanti), ha compiuto la scelta “a ragion veduta” secondo un processo decisionale ponderato. Riteniamo però che le scelte possano essere riviste, cominciando subito un processo di condivisione degli obiettivi in vista dell’edizione 2020. E qui la fiera deve ancora compiere un passo in più, senza “sparire” per tre anni (com’è stato in passato), ma restando al fianco degli espositori che l’hanno scelta e dialogando, nel reciproco rispetto, con chi ha deciso di non essere a Samoter 2017.

Già siamo afflitti, come sistema Paese, da un fastidioso nanismo rispetto ai mostri geopolitici che ci girano intorno, se poi non riusciamo a “fare sistema” in modo trasparente, allora mettiamo da soli il collo nella simpatica creazione di monsieur De Guillotin….

Una considerazione finale, fondamentale però per il 2020; tutti gli sforzi di espositori, associazioni, imprenditori e dell’Ente Fieristico, poco potranno se a livello politico continueranno gli avvilenti siparietti degli ultimi anni, equamente suddivisi tra “simpatici” populismi semplificatori (la casalinga di Voghera col c….o che può governare un Paese) e scissioni dell’atomo in correnti, correntine, rivoletti, incomprensibili da chi lavora sul territorio.

Ma questo è al dì la delle forze dell’umile direttore di rivista, così come anche fuori portata di ogni realtà industriale che voglia correre da sola. Davide con la sua fionda vince su Golia solo quando ha un esercito alle sue spalle, il resto sono favole della buona notte…


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