Investimenti per l’acqua



Testo di Redazione


Che l’acqua sia destinata nei prossimi anni a diventare un emergenza è ormai quasi una certezza, più che un’ipotesi. Lo dimostra la recentissima siccità che già a giugno 2017 ha colpito vaste aree della Pianura Padana, con epicentro le province di Piacenza e Parma, dove larga parte dei raccolti è compromessa.


In un quadro tanto negativo, ecco una piccola buona notizia, i fondi stanziati per il quadriennio 2016-2019 per il settore idrico integrato (quindi gli acquedotti, le strutture di depurazione e le fognature) arriveranno a 10 miliardi, circa 2,5 miliardi all’anno in decisa crescita rispetto a quelli del 2015, quando gli investimenti si erano fermati a 1 miliardo e 490 milioni.


Diciamo subito che, guardando più a fondo, sorgono immediatamente i primi dubbi: se gli investimenti dal 2012 al 2015 sono cresciuti nel Nord (molto) e nel Centro (bene, ma un po’ meno), sono addirittura scesi nel Sud (nel periodo si è passato da 140 milioni a 130). Questo sconsolante andamento va di pari passo con la resistenza dei Comuni del Sud a recepire il nuovo metodo tariffario dall’Aeegsi (acronimo cervellotico che sta per Autorità per l’energia elettrica, il gas e i servizi idrici); al Sud, infatti solo il 23% ha aggiornato le tariffe (da cui arriva gran parte degli investimenti), al contrario al Nord si arriva a punte del 97% nel Nord-Est (a metà strada il Centro con il 58%).


Per quello che riguarda gli investimenti già eseguiti, il maggior centro di costo è assorbito dall’adeguamento degli impianti di depurazione (un miliardo), seguito a ruota dall’adeguamento e estensione delle reti fognarie (poco sotto al miliardo). L’adeguamento e estensione degli acquedotti ha assorbito 700 milioni di euro.


Per quel che riguarda lo stoccaggio idrico, a livello nazionale ancora poco si muove, mentre a livello regionale sono di nuovo le regioni del Nord e in particolare quelle del Nord-Est a fare da apripista, con una serie di interventi di programmazione e potenziamento della capacità di stoccaggio idrico. Insomma, come al solito è un'Italia a due (o tre) velocità; quanto però possiamo aspettare (ammesso che non sia già tardi) per agire concretamente e, soprattutto, come Sistema Paese, prendendo l’esempio (senza paraocchi politici o culturali) da chi sta facendo meglio?

TAG: settore idrico | investimenti | acquedotti irrigazione | depurazione acque



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